Parola d’ordine #multicloud

Roberta Bianchi

26 Settembre 2019

È l’era di cloud e multicloud. Trasparenza per l’utente, flessibilità nell’utilizzo, semplificazione delle architetture: queste le parole d’ordine per portare l’approccio al cloud al livello successivo. Cosa c’è più del cloud? Il multicloud, purché sia solido, agile e sicuro. Ne parleremo per tutto l’anno 2019-2020, ognuno dei nostri 5 cyber-heroes di gruppo per la propria area di competenza, e noi, naturalmente, ne parliamo in ottica di architettura infrastrutturale IT.

Come deve essere articolato il multicloud per essere solido, agile e sicuro? Per permettere al business di accelerare?

Sul mercato, oggi, io vedo questo: vedo che la richiesta delle aziende è quella di avere infrastrutture IT facili da utilizzare per l’utente interno, agili ed efficienti, e il benchmark per utenti, sempre più giovani e meglio abituati, è l’immediatezza dei servizi che utilizzano quotidianamente nella vita privata, uno fra tutti quella dei social network. In sostanza, le aziende vogliono, per i propri utenti, infrastrutture che hanno le caratteristiche di agilità e scalabilità che offre il cloud pubblico ma – ovviamente – la sicurezza dei dati e la garanzia di continuità con i servizi degli ambienti aziendali legacy on premise.

È chiaro che il public cloud, da solo, non possa essere la risposta. La risposta, invece, quella di oggi e che sarà con tutta probabilità il punto di partenza per le risposte di domani, è l’ambiente hybrid multicloud. Sì, il #multicloud, ibrido naturalmente, e sostenuto – attenzione – non dai datacenter ma dal data fabric. Il paradigma cambia: non è il veicolo (datacenter) a contare ma il contenuto (il dato, ovunque si trovi).

Fermiamoci un istante, perché i concetti sono tanti.

Spendiamo innanzitutto due parole sul data dabric, ormai sulla bocca di tutti, ma – per quel che vedo– ancora non chiarissimo: il data fabric è un approccio architetturale IT che mette al centro il dato, che mira a offrire accesso incondizionato ai dati sparsi tra on premise e cloud senza distinzione. Quando i dati diventano moltissimi (big), eterogenei e dispersi tra storage on premise e cloud, ma ugualmente devono essere messi a sistema per permettere ai manager di prendere decisioni rapide, l’approccio tradizionale (compreso quello iperconvergente) non funziona più. Serve allora qualcosa capace di collegare i dati sparsi ovunque e molto diversi tra loro: è il data fabric (il tessuto dei dati), una sorta di trama di interconnessioni tra dati, che si ispira direttamente al concetto di grid computing degli anni ’90. Un approccio nuovo, dunque, a qualcosa di già esistente: il data fabric garantisce la gestione di grandi quantità di dati con la scalabilità, flessibilità e semplicità necessarie alle aziende oggi.

Chi offre allora un data fabric che funziona?

Per esempio NetApp, che oggi più che mai, nella sua offerta alle aziende, si orienta verso il multicloud e a integrare le soluzioni on premise nella logica dei servizi. Lo abbiamo detto tante volte: i dati nella nostra epoca aziendale si moltiplicano, provengono da sempre più fonti, dall’AI, dall’IoT. Sono tanti e vanno gestiti. Per far fronte a questa esplosione di informazioni, rispetto all’on premise di una volta, le aziende sono passate prima all’approccio dell’infrastruttura as a service, poi direttamente al cloud. Oggi però anche il cloud non basta più, o meglio: anche dentro un’unica azienda ne servono molti e c’è sempre del legacy da gestire. NetApp punta a dare ai clienti la stessa esperienza d’uso flawless a tutte le infrastrutture che contengono dati, indipendentemente dal fatto che siano in casa o altrove.

Lo fa pensando al quotidiano, a come lavorano e ragionano le aziende oggi, e mette a disposizione soluzioni puntuali modulari perché le aziende possano portarsi in casa, con un click (ecco la semplicità), i vantaggi del cloud in modalità on premise (ecco la scalabilità e la flessibilità) e lavorare sui dati come se la loro fonte fosse unica (ecco l’usabilità per l’utente finale) grazie al data fabric. Lo fa presentando, in questo primo autunno 2019, novità tecnologiche sulle soluzioni on premise Flash e sul sistema operativo Ontap per lo spostamento dei dischi freddi sul cloud, sempre più evoluti ed efficienti. Le soluzioni di storage si appoggiano a tutti gli hyperscaler più importanti del mercato, AWS, Azure, Google (e quindi agiscono in piena sicurezza), permettendo alle aziende di estendere lo spazio di archiviazione rispetto alle possibilità on premise. In questo modo le aziende hanno, a tutti gli effetti, totale libertà di sviluppo della creazione di ambienti così come se fossero nel cloud con tutti i vantaggi dell’on premise. Il meglio dei due mondi.

Il cloud, in definitiva, diventa un’estensione del datacenter che si ha in casa: decide il cliente dove appoggiare i propri servizi, in maniera semplice e controllata, sfruttando più cloud e spostando a piacere applicazioni e workload da un luogo all’altro. Con il multicloud ibrido di NetApp l’azienda, il CIO, detiene il controllo degli ambienti cloud per assicurare agli utenti un’esperienza di consumo IT costante, prevedibile e ripetibile.

E dal punto di vista dei costi? Questo piace tanto ai CIO che incontro, e come dar loro torto: i servizi sono offerti con il modello “business as you grow” o “pay as you go”. Anche l’on premise si paga come fosse in cloud, ovvero mediante canone mensile.

L’era del multicloud è arrivata.

NetApp primo traghettatore verso i servizi multicloud aziendali, quindi. E lo avremo ospite durante il nostro primo appuntamento ufficiale su #cloud e #multicloud: il Novello 2019. Ci vediamo tutti il 21 novembre (2019) a Villa Castelletti, Signa, per degustare novità tecnologiche e il meglio dei vini del territorio. Stay tuned!

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